Giacomo Leopardi
Leopardi imparò il greco e l'ebraico da autodidatta, chiuso nella sterminata biblioteca del padre a Recanati — più di 20.000 volumi. Chiamò quegli anni di studio "matto e disperatissimo": la deformazione della colonna vertebrale che lo accompagnò per il resto della vita nacque proprio da lì, da adolescente chino sui libri per troppe ore al giorno.
Morì a Napoli nel 1837, a soli 38 anni, assistito dall'amico Antonio Ranieri fino alla fine — la tradizione vuole per colera, anche se gli storici della medicina discutono ancora la causa esatta. Non si sposò mai e trascorse la vita adulta spostandosi tra Recanati, Firenze e Napoli, sempre in cerca di un clima e di una società che gli si addicessero, che non trovò mai davvero.
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La stima è come un fiore, che pestato una volta gravemente o appassito, mai più non ritorna.
L'uomo è quasi sempre tanto malvagio quanto gli bisogna.
Gli uomini si vergognano, non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che ricevono.
Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere è di non trapassarli.
La via forse più diretta di acquistare fama, è di affermare con sicurezza e pertinacia, e in quanti più modi è possibile, di averla acquistata.
L'irresoluzione è peggio della disperazione.
La felicità consiste nell'ignoranza del vero.
L'immaginazione è il primo fonte della felicità umana.
Il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell'amore, dell'ira, della meraviglia, del timore.
La pazienza è la più eroica delle virtù giusto perchè non ha nessuna apparenza di eroico.