Dante Alighieri
Dante scrisse la Commedia in esilio, e non è un dettaglio secondario: nel 1302 Firenze lo condannò a morte per rogo se fosse mai tornato in città, accusa legata alla sconfitta della sua fazione politica, i guelfi bianchi. Passò il resto della vita spostandosi tra corti diverse — Verona, Ravenna — senza mai rimettere piede nella città che considerava casa sua, e morì a Ravenna nel 1321 senza essere mai stato perdonato.
Beatrice, la donna che guida il poeta attraverso il Paradiso, Dante la vide di persona solo due volte in vita: a nove anni e poi a diciotto. Morì giovanissima nel 1290, e Dante costruì attorno a quell'incontro fugace uno dei più grandi monumenti letterari mai scritti. Il titolo originale dell'opera era solo "Comedìa" — fu Boccaccio, un paio di generazioni dopo, ad aggiungere "Divina".
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Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza
Apri la mente a quel ch'io ti paleso e fermalvi entro; ché non fa scienza senza lo ritener, aver inteso.
Chè perdere tempo a chi sa più spiace.
Uomini siate e non pecore matte.
Chi veder vuol la salute, faccia che li occhi d'esta donna miri.
L'umana generatione, quando è massime libera, hottimamente vive.
Dovunque può essere litigio, ivi debbe essere giudicio.
Filosofia non è altro che amistanza a sapienza.
La moralitade è bellezza de la filosofia.
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand'ella altrui saluta.